taglio_torta

Ce lo insegnava già nel lontano 1906 Sir Francis Galton il taglio scientifico della torta.

Noto ai colleghi come il padre dell’eugenetica, conosciuto come climatologo e cugino del celebre Charles Darwin, l’eclettico studioso in tempi non sospetti descriveva in modo dettagliato su Nature un metodo rigorosamente scientifico per tagliare la torta, al fine di preservarne intatta la freschezza ed il gusto per diversi giorni.

La notevole intuizione nasce da un problema comune a tutte le torte: il taglio tradizionale, che prevede il frazionamento della torta “a spicchi”, lascia una parte esposta all’aria che si asciuga in tempi brevissimi, sottraendo gusto e freschezza al prodotto a danno delle nostre sensibili papille gustative.

Il metodo tradizionale, perpetrato per anni di generazione in generazione, sarà anche elegante ma conduce ad un risultato certamente meno utile ai fini del mantenimento del prodotto, scientificamente provato.

L’ancor più antico modo di procedere invece, mirabilmente spiegato in un video e riportato in auge dal matematico britannico Alex Bellos, prevede che la torta venga tagliata in due parti in modo che, dopo aver divorato la fetta che ci interessa, ravvicinando le restanti parti il dolce si possa “chiudere” riprendendo la forma iniziale, solo più piccola.

In pratica, geometricamente parlando, se la tradizione ci consegna delle fette risultanti dall’estrazione del triangolo inscritto nel cerchio, con preziose parti grondanti di crema che si seccheranno all’aria, un eco ancora più lontano e saggio ci suggerisce di affettare seguendo linee parallele che daranno fette rettangolari. Il diametro del dolce si rimpicciolirà gradualmente lasciando esposta all’aria sempre la parte esterna ma mai la pregevole parte interna traboccante di gustoso ripieno.

Due correnti a confronto nel mondo contemporaneo post moderno: sostenitori della forma contro quelli della sostanza. Voi da che parte state? Bauman per esempio parla di “modernità liquida”, noi la preferiamo cremosa!

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