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Il travet di turno frustrato, la casalinga disperata, lo studente in crisi e il manager al bivio: cosa accomuna questi idealtipi affranti?

Sicuramente il logorio della loro situazione…ma c’è di più! Mettetevi nei loro panni: quando vi sentite amareggiati e incompresi, cosa fate per rintracciare un barlume di pace interiore? Vi buttate sul cibo, e non dite di no! Ognuno ha le proprie ancore di salvezza: il cono della gelateria di fiducia, la tavoletta di cioccolata preferita, pane e nutella o il soffice tiramisù de La Donatella… la necessità di trovare un senso di appagamento nel cibo è il filo conduttore che collega gli idealtipi insoddisfatti per qualsivoglia motivo.

La scoperta si deve al giovane Rocky Parker, da tempo impegnato nello studio sulle interazioni tra ormoni e sensi, che ha guidato un gruppo di studiosi del Monell Chemical Senses Center di Filadelfia.

Il team ha scoperto che nelle papille gustative della bocca si trovano particolari recettori per gli ormoni che dettano le regole del gioco quando si è sotto stress.

La ricerca, pubblicata su Neurosciences Letters, spiega che all’origine del meccanismo ci sarebbe la già nota azione degli ormoni prodotti dalla corteccia del surrene, nel caso particolare il cortisolo.

In soldoni gli ormoni si legano a specifiche cellule, influenzando la loro attività. È dunque colpa di questo meccanismo se quando si è particolarmente stressati ci si tuffa tra le dolci grinfie di soffici creme e delicati dessert.

Nulla di nuovo fino a qua, la novità della ricerca risiede infatti sulla scoperta dell’esistenza di un rapporto tra stress, papille e gustative e la secrezione di ormoni correlati a queste situazioni confermata da modelli animali. Esistono nelle aree della lingua preposte a recepire i gusti, particolari recettori per gli ormoni glucocorticoidi, che rispondono principalmente nelle papille gustative associate al gusto del dolce.

Il maggior numero di recettori stimolati dallo stress sono i Tas1r3, sensibili al gusto del dolce e dell’umami (che è uno dei sei gusti percepiti dalle cellule recettrici del cavo orale).

Il sistema, momentaneamente confermato da uno studio condotto sui topi, prevede che quando siamo angosciati diveniamo ulteriormente sensibili alla percezione di zuccheri e compagnia e dunque le scorpacciate di dolci in questi tristi momenti sarebbero influenzate dallo stress, attraverso la secrezione dei glucocorticoidi e una ulteriore attivazione dei recettori per questi ormoni. Altra pillola amara, l’ipotesi che tali sistemi siano presenti anche nel pancreas…insomma una rovina!

Il procedimento a livello scientifico forse è un po’ complicato da capire per i non addetti ai lavori, in sintesi succede questo: i tempi duri ci condannano all’eterna ricerca di un irraggiungibile e dolce senso di appagamento.

È fisiologico il legame tra il male di vivere e il bisogno di dolci. Siamo fatti così!

Ma aspettate un attimo…è poi così necessario sfuggirvi? Ma tuffatevi in un mare di cioccolato e crema al mascarpone, il vostro momento è già abbastanza amaro! Il morale ve ne sarà grato, sarete meno acidi e il resto presto si sistemerà!

Photo Credit: blog.surus.org

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